Galleria Parmeggiani – storia di un (bellissimo) “fake”

La Galleria Parmeggiani, costruita tra il 1924 e il 1930 per ospitare le raccolte d’arte del collezionista Luigi Parmeggiani, è un interessante episodio collezionistico che ha visto confluire a Reggio Emilia diverse collezioni ottocentesche…. Gran parte dei pezzi appartengono alla raccolta del pittore, collezionista e antiquario Ignacio Leon y Escosura costituita da mobili, dipinti, tessuti e costumi; il secondo nucleo è costituito dai falsi Marcy, preziosa e rara testimonianza dell’artigianato artistico e del gusto collezionistico ottocentesco e, per finire, la produzione pittorica di Cesare Detti (1848 – 1919) collega di Escosura a Parigi e suocero di Parmeggiani.

ORARI DI VISITA:
• dal martedì al giovedì: 15-18
•  venerdì, sabato, domenica e festivi: 10-18
Visita guidata ogni domenica ore 16.30 (minimo 5 partecipanti)

Per comprendere appieno le collezioni di questa casa-museo ottocentesca dobbiamo innanzitutto approfondire la vita del suo fondatore: l’anarchico, falsario, collezionista e anche rubacuori Luigi Parmeggiani (1860-1945).

LA VITA 

Luigi Parmeggiani è un reggiano di umilissime origini che, coinvolto nel 1889 nell’attentato di due deputati del Partito Socialista, si rifugia a Londra. Qui, incontra lo spagnolo Escosura, proprietario di una Galleria d’oggetti d’arte e pittore di scene storiche ricostruite in atelier utilizzando abiti, oggetti e arredamenti da lui stesso raccolti e collezionati. Il legame tra Parmeggiani ed Escosura si consolida, in seguito,  nella Parigi della Bella Epoque, nella gestione della Galleria antiquaria “Louis Marcy Maison”, appartenente alla famiglia di M.me Escosura (moglie dell’antiquario), Marie Therese Augustine Filieuse Marcy. All’attività commerciale della Galleria si affiancava la produzione artigianale di oggetti in stile antico, disegnati da Escosura unendo particolari di celebri pezzi antichi realizzati da abilissimi artigiani e poi venduti come autentici a musei e illustri collezionisti. I falsi Marcy, che oggi risultano essere particolarmente apprezzati e ricercati come pezzi da collezione, sono soprattutto oggetti ispirati al mondo medievale e rinascimentale, realizzati in metallo, arricchiti con smalti e pietre semipreziose e decorati con motivi araldici. Alla morte d’Escosura, nel 1902, la vedova inizia una relazione con Parmeggiani, il quale cambia identità e assume il nome di Louis Marcy, sostituendo il pittore spagnolo nel commercio dei falsi Marcy e riuscendo a collocare numerosi pezzi nelle più importanti gallerie d’arte pubbliche e private dell’epoca. Nel 1920, Luigi Parmeggiani sposa Anna Detti, nipote di M.me Escosura e figlia del pittore spoletino Cesare Detti. Insieme a lei torna nel 1924 a Reggio Emilia portando dalla Francia un patrimonio d’arte costituito dai mobili, costumi, tessuti e dipinti della collezione privata di Ignacio Leon y Escosura e falsi Marcy e li espone all’interno del palazzo in stile gotico-rinascimentale fatto costruire, tra il 1925 e il 1928 su progetto dell’ingegnere Ascanio Ferrari. Nel 1932 Anna e Luigi Parmeggiani vendono l’edificio e l’intera raccolta al Comune di Reggio Emilia ottenendo in cambio un vitalizio. Muoiono a Reggio Emilia, nel 1945 lui, e nel 1954 lei.

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L’EDIFICIO

L’edificio è la chiave simbolica della sua biografia. Il Palazzo è la riproposta di un reliquiario (falso) conservato all’interno. Dagli angoli spuntano mostri: Sono 7 come 7 sono i vizi capitali. Questi vizi, queste tentazioni, che ne caratterizzarono la gioventù, ora non lo insidiano più: egli ora è difeso dall’arte. Dall’alto delle loro dorate nicchie, Raffaello, Michelangelo, Leonardo e Cellini, fanno buona guardia.
L’arte, che ha salvato Parmiggiani dalla perdizione, è contenuta, come una reliquia, all’interno. A preannunciarci le meraviglie dell’interno, gli scudetti incastonati nelle finestre archiacute, riproducono in tutto o in parte, gli oggetti contenuti all’interno.  Dallo straordinario portale del XV secolo proveniente da Palazzo Mosen Sorell a Valencia, si accede all’interno del palazzo. Le pareti, dipinte di rosso pompeiano,  conferiscono oscurità all’ambiente. Solamente il baluginare dell’oro, lo scintillio delle armi, la cangianza dei tessuti, il colore dei dipinti, rompono la penombra. L’effetto ricercato sembrerebbe suggerirci l’immagine di una grotta del tesoro, di una caverna di Alì Babà. Ma è veramente così?  A rendere dubbie le nostre certezze, una terzina dantesca, posta simbolicamente sull’ingresso:

Or tu chi se’ che vvoi sedere a scranna
per giudicar da lungi mille miglia
con la veduta corta d’una spanna?”.
Paradiso, Canto XIX

IL PERCORSO DI VISITA

Lungo l’itinerario di visita, introdotto da un portale moresco (sec. XV) e articolato in dodici sale, si ammirano, in ordine progressivo, marmi, terrecotte, armi (da segnalare un nucleo di spadini dal XVII al XIX secolo); seguono gli oggetti eseguiti in Francia in forme rinascimentali intorno al 1840 e alcuni pezzi della produzione Marcy. Il percorso prosegue con le sale dedicate ai gioielli, ai costumi e ai tessuti, alcuni utilizzati dall’Escosura per i dipinti d’ambientazione che, con i quadri del Detti, costituiscono la sezione “moderna” della raccolta figurativa. Il nucleo dei dipinti antichi, una cinquantina, è distribuito secondo una suddivisione per scuole, fiamminga, franco-inglese e spagnola, rappresentata da un sorprendente gruppo di capolavori.

Tra le opere più pregiate si possono notare i tre dipinti cui lo stesso Parmeggiani diede particolare rilievo collocandoli nel salone centrale: il Ritratto del Principe Carlos di Borbone di Herrera Barnuevo e precedentemente attribuito a Velasquez; il Trittico del XVI oggi attribuito al maestro di Bruges e in passato riferito a Van Eyck; il Salvatore Benedicente di sicura attribuzione a El Greco. Chiudono il percorso le sale Escosura con i quadri dell’artista spagnolo: sono ritratti e soggetti storici tra ricostruzioni d’ambiente suggestive che comprendono, talvolta, gli oggetti stessi della galleria.

salone di casa parmeggiani
Ignazio Leon y Escosura, Salone di casa Parmeggiani, Fine XIX secolo

Il grande dipinto, da Parmeggiani con disinvoltura intitolato Salone di casa Parmeggiani a Parigi, corrisponde in realtà al salone della casa parigina dell’Escosura.  Il dipinto, di cui ne esiste un’altra versione alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, è un vero e proprio manifesto della poetica del pittore e della sua più complessiva visione artistica, secondo quegli ideali di “arte totale” propri della migliore cultura europea di fine Ottocento.

Raccolte

Sala delle Armi (1)
Sala dei Gioielli (2)
Sala dei Costumi (3)
Salone Centrale (4)
Sala Detti (5)
Sala Esoscura (6)
Sala Fiamminga e Franco-Inglese (7)
Sala Spagnola (8)
Sala dei Velluti (9)

STORIE E CURIOSITÀ

Ascolta i podcast e approfondisci la tua visita alla Galleria Parmeggiani!

GUIDA MULTUIMEDIALE


Fonti: http://www.musei.re.it / http://www.beniculturali.it / turismo.comune.re.it

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