Tempo di…Spinaci!

Gli spinaci sono tra gli ortaggi a foglia verde più popolari ed apprezzati e il loro gusto delicato li rende adatti a diversi tipi di preparazione, dai semplici contorni preparati in padella alle zuppe, fino ai ripieni per la pasta fresca. Con poche calorie, ma ricchi di fibre e sali minerali, sono utili per le funzionalità intestinali e aiutano anche a rinforzare il sistema immunitario….una cosa da non sottovalutare in questo periodo particolarmente delicato!

Ma per i reggiani, oltre a tutte queste benefiche proprietà, gli spinaci, uniti alle bietole, sono gli ingredienti base due tra i piatti più amati della tradizione gastronomica:

In questi giorni in cui ci viene richiesto di stare a casa, perchè non destreggiarsi ai fornelli e provare a cucinare questi due must della cucina reggiana? Dopo aver reperito tutti gli ingredienti non vi serve altro che allacciare il grembiule e mettervi ai fornelli! Vi lasciamo alle sapienti mani della #Zdora che, con questi comodi tutorial, potrete seguire passo dopo passo.

La tradizione ebraica

L’Erbazzone Reggiano nasce dall’incontro tra la cucina contadina e la tradizione ebraica che ha influenzato numerose ricette della gastronomia locale

I racconti tramandati di generazione in generazione nella provincia di Reggio Emilia narrano di come le origini dell‘Erbazzone Reggiano, chiamato in dialetto anche Scarpazoun, siano legate alla tradizione contadina locale. Questa torta rustica, infatti, deve il suo sapore alle prelibatezze dell’orto e della cucina povera che utilizzava ingredienti rustici e semplici per ottenere pietanze gustose e sostanziose. Si dice sia stata proprio una “rezdora”, ossia una massaia contadina, ad inventare questa ricetta diventata a tutti gli effetti uno dei prodotti più rappresentativi della tradizione emiliana. Nella società rurale, infatti, erano le donne ad occuparsi della casa e della famiglia. Erano vere e proprie regine del focolare e la cucina era il loro regno, il luogo nel quale presero vita alcune delle ricette più sfiziose e gustose della gastronomia locale. Le caratteristiche della pasta che avvolge il ripieno, però, secondo molti rivelerebbero l’influenza, nella creazione dell’Erbazzone, della tradizione ebraica. La colonia ebraica della città, infatti, era particolarmente numerosa e non è un caso, dunque, che molte ricette locali si siano diffuse proprio dal ghetto dove, secondo numerose interpretazioni, sarebbe situato anche il forno dove ha visto la luce la sfiziosa torta rustica emiliana.

Anche le chizze sono la rivisitazione di un antico pane ebraico, “preparato soprattutto dal mondo israelita”, come racconta il gastronomo Alessandro Molinari Pradelli nel volume La cucina dell’Emilia Romagna. Nella ricetta originale non venivano impastate con lo strutto – il consumo del maiale è proibito dalla religione ebraica – ma con il grasso d’oca oppure con “l’agresto (mosto di uva acerba, fatta bollire per lunghe ore)”. In Emilia queste focacce arrivarono attraverso il ghetto ebraico di Reggio, grazie al panettiere Federico Sacerdoti, detto Salamein, che ai primi del Novecento era titolare di un forno in Via dell’Aquila dove impastava buonissime chizze con l’agresto. Quando si diffusero nel resto della città, gli emiliani sostituirono questo ingrediente, difficile da trovare, con un altro a loro più ‘familiare’ come lo strutto, presente in tutti i cibi di strada regionali, dalla piadina all’erbazzone.