Nel museo delle Meraviglie un’opera #curiosameravigliosa

Il Palazzo dei Musei di Reggio Emilia ha una storia lunga e travagliata. Nato nel 1256 quando i francescani si insediarono nella vicina chiesa, venne trasformato in un convento di due piani, sviluppato intorno ad un grande chiostro porticato e circondato da un muro di cinta.

Nel periodo napoleonico, venne trasformato dapprima in una caserma e stalla per cavalli e successivamente in sede di istituzioni scolastiche. Proprio la presenza di istituti scolastici scientifici portò alla decisione, nel 1830, di allestire la collezione privata di Lazzaro Spallanzani, acquistata dal Comune nel 1799. Poi arrivarono i nuclei collezionistici di Gaetano Chierici, le raccolte naturalistiche di zoologia di Antonio Vallisneri, di anatomia etnografia e botanica, le raccolte dedicate alla geologia e alla fauna, di cui la balena Valentina è l’elemento più curioso: i suoi resti, datati a oltre tre milioni di anni fa, sono stati ritrovati sulle colline reggiane della Valle del Secchia. E’ la trasformazione del convento in museo.

La raccolta di Spallanzani

Alla morte dello scienziato la collezione personale di Lazzaro Spallanzani venne acquistata dal municipio di Reggio Emilia, unitamente agli arredi che la accompagnavano, e, mantenuta integra nel corso di due secoli. Originariamente distribuita nelle stanze di casa Spallanzani, questa raccolta riflette ancora il duplice carattere di documento scientifico e di arredo elegante e curioso: la presenza di numerosi oggetti artistici e manufatti in cui l’interesse per il materiale naturale si coniuga ad una funzione decorativa e di arredo, unitamente alla presenza di esemplari artificiosamente assemblati, costituisce un richiamo a quelle “Wunderkammer”, da cui il museo naturalistico trae le sue origini.

Joan Fontcuberta

Joan Fontcuberta è nato a Barcellona nel febbraio del 1955. Crescendo in pieno regime franchista, è presto costretto a famigliarizzare con una realtà costituita principalmente da propaganda, repressione, censura, mancanza di libertà e controllo dell’informazione. Come racconta in un’intervista, le sue riflessioni sui concetti di finzione e realtà hanno origine proprio negli anni della sua gioventù. Esisteva infatti una forte contraddizione tra ciò a cui lui assisteva nella sua quotidianità e quello che invece il regime comunicava; nelle parole di Fontcuberta, questo era causa di una grande incertezza che lo ha portato a chiedersi cosa fosse veramente la realtà.

Parallelamente l’artista ha iniziato a sviluppare un interesse verso il mezzo fotografico, capovolgendo il suo utilizzo e divertendosi a giocare con realtà e finzione.

Fotografia Europea

Nel 1980 un giovane Joan Fontcuberta, in visita a Reggio Emilia, si imbatte nella Collezione Naturalistica Spallanzani, conservata ai Musei Civici di Reggio Emilia. Quella visita si rivelerà fortuita, in quanto porterà il famoso artista catalano a tornare diverse volte in città, partecipando a diverse edizioni del Festival Fotografia Europea spesso con opere ispirate e dedicate proprio al Museo.

Per la quarta edizione del Festival, nel 2009, presenta “Googlegrammi”. Per crearli, l’artista si è servito di alcuni scatti considerati icone della contemporaneità, riproducendoli poi come foto-mosaici, composti da circa 9000 immagini trovate su Google. La ricerca è avvenuta tramite una lista di parole scelte dall’artista; una dopo l’altra tali immagini sono state ricomposte secondo criteri cromatici, come fossero tanti pixel, così da riprodurre la foto-icona scelta inizialmente. Ciò avviene grazie a un software apposito (MacOsaix), messo a punto da Fontcuberta stesso e da alcuni collaboratori.

Uno tra i tanti esempi di Googlegrammi è lo scatto rappresentante l’azione di Greenpeace per salvare i delfini in acque contaminate, composta da foto legate alle multinazionali del settore chimico, molte delle quali sono ritenute responsabili dall’associazione di aver versato residui tossici negli oceani.

Nel 2015 il maestro catalano torna a Reggio Emilia, in occasione della decima edizione del Festival di Fotografia Europea, presentando due mostre, frutto di un lavoro che l’artista stesso ha svolto proprio sulle collezioni presenti nei Musei Civici di Reggio Emilia. La prima, “Gastropoda”, è stata un progetto sul ciclo vitale delle immagini, sulla loro trasformazione e sul decadimento: “Ho pensato che le immagini, come tutti gli organismi viventi, nascono, si sviluppano, fanno il loro corso per poi decadere e morire. Così fa anche Gastropoda.”

L’idea nasce dall’osservazione di un fatto curioso: Fontcuberta notò che, quando assente da casa, gli inviti recapitati nella cassetta della posta erano destinati a essere distrutti dalla voracità delle lumache. Questa scena scatenò nell’artista l’idea che anche le immagini, come tutti gli organismi viventi, nascono, si sviluppano, fanno il loro corso, per poi decadere e morire. È interessante notare come il progetto alteri la nozione di ‘paternità’ o autorialità di un’opera, un tema molto caro all’artista spagnolo: le lumache, infatti, sarebbero le vere autrici, in quanto hanno preso un’oggetto iniziale e l’hanno trasformato, permettendo così a Fontcuberta di creare delle opere d’arte.

La seconda mostra per Fotografia Europea 2015 “Fauna Segreta”, è un esempio di come l’artista catalano metta in pratica le sue teorie, divertendosi . Prendendo ispirazione dal lavoro del professor Peter Ameisenhaufen, Fontcuberta ha ricostruito a tavolino fotografie fantastiche di animali e altre specie che non sono mai esistite. Le opere di pura finzione e le fotografie sono poi state disposte tra gli scaffali e le teche dei Musei Civici di Reggio Emilia, al fianco di specie davvero esistite e altri animali di fantasia “assemblati” dallo stesso Spallanzani. Il risultato è singolare e suscita confusione e meraviglia nello spettatore.

Paralipomena, dal latino cose tralasciate è un’ opera che costituisce, o si immagina costituisca, la continuazione o il completamento di un’altra precedente. E’ anche il titolo è il titolo del libro che Joan Fontcuberta ha presentato per Fotografia Europea 2016: una mirabolante avventura della conoscenza ispirata alle collezioni dello scienziato Lazzaro Spallanzani.

Curiosa meravigliosa

Ora che abbiamo conosciuto più da vicino i lavori di Fontcuberta possiamo affermare che l’eredità di Spallanzani continua ad essere una grande fonte di ispirazione per l’artista catalano. Lo testimonia anche il nuovo progetto che ha in serbo per la nostra città: un enorme foto-mosaico composto da più di 10 000 fotografie inviate dai cittadini mixate alle foto delle collezioni del museo. Una sorta di grande album di ricordi open air, in cui la curiosità nel ritrovare le proprie foto si mescola alla meraviglia dell’opera stessa che, come in un moderno puzzle, comporrà una nuova insolita figura.

Se vuoi entrare nella storia del Palazzo dei Musei, partecipa anche tu, hai tempo fino al 16 maggio.