24 Novembre: misteri e magie intorno a San Prospero

La leggenda

San Prospero visse nel V secolo e fu vescovo di Reggio Emilia tra il 480 ed il 505 circa. Meritò il titolo di Santo  per il suo impegno della diffusione e difesa della fede e come protettore della città.

Tutti a Reggio conoscono la leggenda del Santo Patrono: intorno al 452 d.C, di ritorno dal mancato saccheggio di Roma, Attila, re degli Unni, stava depredando la pianura Padana. Per nascondere la città dai barbari, il Vescovo Prospero, fece calare una fitta nebbia che la salvò dal saccheggio.

Il 24 novembre , giorno del Patrono, la piazza e la chiesa a lui dedicata sono protagoniste di una grande festa, tra banchetti, caldarroste e vin brulè. Tra i partecipanti non manca mai la nebbia, ospite indiscussa delle autunnali giornate di novembre!

Lorenzo Gaudenzi – Wikicommons

La grazia del Patrono

Un episodio meno noto, legato al giorno del Patrono cittadino, si riferisce ad un usanza in voga nel Medioevo e nel Rinascimento. L’attuale piazza Casotti, una delle piazze più amate dai reggiani, era la sede delle prigioni comunali, che ospitavano ogni genere di delinquente: assassini, ladri, briganti, truffatori, ma anche piccoli evasori fiscali che non pagavano una delle tante imposte presenti.  La Giustizia in quel tempo era molto severa e di fronte alle prigioni, nell’attuale via dell’Arcipretura, aveva la sua abitazione uno stimato dipendente pubblico: il boia.

Il 24 novembre di ogni anno però, accadeva un miracolo…. un condannato a morte veniva estratto a sorte e condotto davanti alla Basilica per la grazia. Era l’omaggio della città al Santo Patrono.

Acilim13 – Wikicommons

Le due chiese

La basilica di San Prospero è un edificio religioso situato in piazza San Prospero, nel cuore del centro storico di Reggio Emilia. In pochi però conoscono l’esistenza di una chiesa più antica, sempre dedicata al santo, abbattuta in occasione della “tagliata” del XVI secolo. La primigenia chiesa, edificata intorno all’VIII secolo, in prossimità dell’abitato che ancora oggi porta il suo nome (San Prospero Strinati) era meta continua di un gran numero di fedeli. Dopo la violenta incursione ungarica dell’899, si decise di fortificare il centro storico e di costruire , al suo interno, una seconda chiesa dedicata al Patrono, la Basilica che ancora oggi possiamo ammirare.

Per scoprire perchè il quartiere San Prospero Strinati si chiama così, vi lasciamo a questo articolo .

Goethe 100 Wikicommons

San Prospero il tempio della città

A cavallo tra Quattrocento e Cinquecento si potè assistere ad un fenomeno comune in tutta l’Italia centrale e settentrionale: le municipalità si interessavano sempre di più all’erezione di chiese, che assumevano la connotazione di veri e propri “templi civici”. La particolare situazione reggiana, con le reliquie del Santo Patrono conservate non in Duomo, ma in un apposita chiesa concattedrale a lui dedicata, indusse il Comune nel 1514 a partecipare direttamente alla rifondazione della chiesa. La gestione della fabbrica (chiesa e torre), venne amministrata da una commissione di sette laici, appositamente eletti dal Comune, e due canonici. Per celebrare e ricordare il ruolo del Comune promotore dei restauri venne inserito, in più punti della chiesa, lo stemma con la croce rossa su campo bianco. Lo si può trovare nelle cappelle del transetto, nelle paraste absidali dipinte da Camillo Procaccini, nell’organo e persino nel fermaglio del mantello argenteo del busto reliquiario del Santo.

Ve ne eravate mai accorti?

Particolare dell’Organo con lo stemma comunale

La vendita di Dresda

Reggio Emilia pagò, nel corso del Seicento, un prezzo altissimo all’amore per l’arte dei duchi estensi.
La diretta conseguenza di alcune scorrette strategie politiche, diplomatiche e militari di Francesco III d’Este, che regnò dal 1737 al 1780 e passò alla storia come il duca illuminista di Modena, fu un esilio. Peccato che nell’arco dell’esilio si verificò anche un disastro. Con le finanze ducali, già in gran parte depauperate dallo stile di vita di Carlotta Aglae d’Orléans, la capricciosissima e spendacciona consorte francese, nel 1746 il duca decise di vendere al re di Polonia Federico Augusto III, 100 preziosissimi capolavori della quadreria di famiglia, che gli valsero un’ingente somma di denaro (100.000 zecchini d’oro). Questo episodio, considerato come una delle più importanti vendite di opere dell’arte italiana del XVI e XVII secolo, nonché uno dei più significativi episodi del collezionismo europeo, è comunemente chiamato Vendita di Dresda.

Fu così anche le opere più prestigiose della Basilica di San Prospero come “L’Adorazione dei Pastori” del Correggio (meglio conosciuta come La Notte), la “Madonna di San Matteo” di Annibale Carracci e la” Madonna e tre Santi” di Guido Reni, dopo essere state vergognosamente asportate dagli originari altari, finirono prima nella collezione estense e più tardi presero la via di Dresda, capitale della Sassonia, per appianare i debiti dei duchi estensi. Sugli altari della Basilica di San Prospero rimangono ora le copie fedeli del Boulanger e dello Stringa eseguite nel corso del XVII secolo.

Interno della Basilica

Omicidio in San Prospero

Per terminare questo approfondimento sulle leggende e curiosità intorno a San Prospero, vi raccontiamo un ultimo e sconcertante avvenimento…
Prima però dobbiamo fare un passo indietro. Ci Troviamo in via Dante Alighieri (laterale di via Roma) e l’edificio che si trova davanti ai nostri occhi è una delle più significative residenze del Rinascimento reggiano. La dimora, si lega strettamente alle nozze che, nel 1517, intrecciarono i destini dei nobili Francesco Fontanelli e Beatrice Zoboli.

Il 6 febbraio 1519 “Ludovico Zoboli, con alcuni complici, entrò nella chiesa di San Prospero e, proprio nel momento dell’elevazione dell’ostia, si scagliò su Francesco Fontanelli pugnalandolo 3 volte alla testa e 2 alla gola. Nella colluttazione rimase ucciso Battista Malaguzzi e ferito il giovane Gian Galeazzo Malaguzzi. Il movente che spinse lo Zoboli all’ omicidio, erano i problemi di eredità sorti dal matrimonio di Francesco Fontanelli con Beatrice Zoboli, cugina dell’assassino” (Michela Rivetti).

A seguito della tragica scomparsa del padrone di casa, Il palazzo passò nelle mani di diverse famiglie aristocratiche e anche di un prelato. Nel mentre, il superbo portale d’ingresso, posto in vendita dalla famiglia Ceretti che stava suscitando il vivo interesse del mercato collezionistico, fu acquisito dai Musei Civici grazie allo strenuo impegno dell’allora direttore Don Gaetano Chierici ed esposto nel 1884 nel Portico dei Marmi, dove si trova tuttora. Sull’architrave si legge ancora un’iscrizione aggiunta da Beatrice Zoboli una volta rimasta vedova. La struttura del portale, ispirata agli archi di trionfo romani, con le sculture a tutto tondo e i rilievi di gusto antichizzante, viene ampiamente attribuita al reggiano Bartolomeo Spani, autore tra l’altro, del Monumento Sepolcrale di Ruffino Gabbioneta, situato all’interno della Basilica di San Prospero.

Foto in copertina di Caba 2011 – Wikicommons

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.